Possedere di meno e condividere di più: il futuro del turismo è “ sharing economy “.

A partire dal 2008, si è iniziato a parlare di “social eating”, “bike sharing”, “home sharing”, “carpooling”.  Tali espressioni formano il cuore del nuovo modello che si è affermato in maniera parallela alla crisi finanziaria e alla conseguente caduta dei salari e redditi della classe media. La sharing economy si sta consolidando sempre di più rappresentando il futuro delle imprese, soprattutto quelle turistiche, grazie alla possibilità di conciliare due aspetti importanti: giovani e caduta del reddito.

Cosa si intende con “Sharing Economy”?

Il termine “sharing economy” può essere tradotto come “ economia della condivisione” ossia, un nuovo modello che va a privilegiare i reali bisogni dei consumatori. Gli aspetti importanti sono costituiti da: uso, riuso, riutilizzo e condivisione. Il modello utilizzato è basato su un economia circolare in cui i professionisti e i cittadini mettono a disposizione competenze e beni con lo scopo di creare legami. Adottando tale modello, si sviluppano nuovi stili di vita aventi come obiettivo il risparmio e la salvaguardia dell’ambiente, per questo definito anche modello “green” . La sharing economy ha avuto un notevole impatto nel settore del turismo in quanto, tutti gli operatori hanno visto queste nuove aziende ( es. Airbnb) come competitors poiché non operano con le stesse regole. Nonostante ciò, tale situazione per gli operatori risulta essere una battaglia persa perché sono i turisti stessi a scegliere il modello, più in linea con le proprie esigenze. La sharing economy è una realtà che non si può ignorare: un vero e proprio cambiamento nel modo di fare turismo e di consumarlo.

Turismo & “sharing economy”

Negli ultimi anni, il turismo è in continua evoluzione e ciò è confermato anche dall’ entrata sul mercato del modello “sharing economy”. Gli operatori sono tenuti ad offrire un servizio non più standardizzato, ma che possa rispondere alle vere e proprie esigenze del consumatore coinvolgendolo in un’esperienza più autentica. In questo modo, il modello “sharing economy” può essere implementato nel settore del turismo riguardanti vari ambiti. La sharing economy si è  sviluppata in tutto ciò che concerne il “social eating” e il “social travel”.  La nuova generazione di viaggiatori amano vivere esperienze uniche combinando la visita nella destinazione scelta con la conoscenza delle persone del luogo con le proprie abitudini.

Per quanto riguarda il settore “social travel” , negli ultimi anni, si è sviluppato un modello avente l’obiettivo di offrire ai turisti esperienze in barca a prezzi low.

  • Antlos.com, soprannominato l’Airbnb delle vacanze in barca, è la piattaforma Made in Italy che mette in contatto skipper con imbarcazioni e turisti desiderosi di avventure in barca. Oggi, viene considerata una start-up innovativa, in grado di offrire servizi di charter nautico, ampliando così il proprio mercato.

Tale servizio è nato dopo aver stretto un accordo con una compagnia di charter (Sailogy.com)  con l’obiettivo di offrire anche servizi di noleggio di barche senza skipper. “Antlos” e “Sailogy” nascono dunque dall’intuizione di poter connettere skipper, he guadagnano con la loro imbarcazione e ammortizzano i costi di gestione, e turisti che cercano un’esperienza in mare a costi accessibili.

Idee innovative arrivano anche per i turisti che si recano al mare poiché, attraverso un App, è stata introdotta  in spiaggia la sharing economy.

  • Marina App, nata dall’esigenza di possedere un ombrellone in spiaggia, ma spesso erano tutti affittati per l’intera stagione, malgrado lettini e ombrelloni stessi rimanevano liberi. L’obiettivo è stato quello di dare possibilità ai turisti di poter usufruire dello spazio a fronte di coloro che decidono di non andare in spiaggia in quella giornata. Tutti coloro che permettono di sub-affittare l’ombrellone, ricevono in ricompensa buoni acquisto per prodotti e servizi nello stabilimento balneare. Il gestore dei bagni così lo affitta, non rinuncia ai turisti che vorrebbero passare una giornata al mare e aumenta, nello stesso momento, i guadagni e il flusso dei clienti del bar. Il turista inoltre risparmia sulle normali tariffe di affitto.

Oltre al “social travel”, come accennato precedentemente i turisti desiderano combinare anche il “social eating” per ottenere esperienze uniche di viaggio e cultura. E’ il caso di:

  • Home Restaurant Hotel, è il primo franchising che prevede la preparazione a pagamento di pasti oppure il soggiorno nel proprio domicilio con persone incontrate tramite una piattaforma software online. L’idea del network si basa sull’attrattività e la facilità che offre al turista, godendo delle comodità di un hotel, ma senza le formalità del classico soggiorno. Tale formula sta raccogliendo enorme consenso tra turisti di tutto il mondo, che arrivano in Italia con il desiderio di confrontarsi con la nostra cultura culinaria, conosciuta come la più unica e ricca al mondo.

La sharing economy può essere applicata anche nelle grandi città attraverso l’utilizzo di biciclette che, permettono ai turisti di visitare la destinazione in modo non tradizionale, innalzando così il livello di fruizione del prodotto turistico. Creando un sistema di Bike Sharing viene data la possibilità di fare un’esperienza coinvolgente senza costringere il turista a seguire percorsi già stabiliti e godendo di tutti i vantaggi che una bicicletta può scaturire: libertà di movimento, nessun orario imposto, itinerari personalizzabili.

I turisti che utilizzano tale modalità di trasporto possono anche essere un‘ottima pubblicità per il servizio promuovendolo ed attirando l‘attenzione risparmiando così denaro da destinare a spese in altre iniziative locali. Per quanto riguarda la destinazione invece, l‘introduzione di un efficiente sistema di bike sharing può innalzarne la visibilità a livello globale e trasmettere un‘immagine positiva della stessa in quanto funge da dimostrazione dell‘interesse per i temi del turismo sostenibile. In relazione a ciò è possibile riportare l’esempio di :

  • Mobike, realtà nata a Pechino nel 2015, oggi si è sviluppata anche in Italia e si contraddistingue dal colore delle bici arancioni e dal fatto che viene applicato un componente aggiuntivo nel servizio: free floating, flusso libero: le si può prendere e lasciare dove capita, senza essere vincolati a postazioni o parcheggi. Un’ottima iniziativa per promuovere il turismo nelle grandi città come Milano.

Dunque, l’adozione di un modello di sharing economy permette dal un lato di creare  mercati completamente nuovi stimolando comportamenti non noti nelle persone, aprendo così le porte ai nuovi business e stimolando, parallelamente, l’interesse dei turisti. Dall’altro lato però potrebbe subire problematiche in relazione al fatto che ci si trova in assenza di direttive chiare riguardo la tassazione e le assicurazioni adeguate per la condivisione di beni. Sarebbe dunque opportuno intervenire tramite regolamenti per permettere lo sviluppo di tale modello. Inoltre, un’altra problematica, riguarderà il mancato  guadagno per le grandi aziende del mercato in quanto i consumatori tenderanno sempre di più a scegliere alternative low-cost, colmi di esperienza e con servizi personalizzati rispetto ad un’offerta di massa. La sharing economy in ambito turistico potrà avere successo perché l’idea di base di un viaggiatore è aspettarsi l’inaspettato, dunque alla continua ricerca di esperienze condivise.

Condividi su...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *