Il Turismo Spaziale: una realtà non troppo lontana

Raggiungere e volare nello spazio ormai non sembra più solo un sogno lontano e irraggiungibile. Dopo parecchi anni di promesse e di speranze, il 2018 sembra essere l’anno giusto per veder avviato il business del turismo spaziale, definito come l’insieme delle attività e delle possibilità che permettono ai turisti di viaggiare nel cosmo.

Quando è iniziato, veramente, questo interesse “turistico” verso lo spazio? 

Con l’evento del primo uomo sulla Luna nel 1969 e il susseguirsi di libri, film e leggende che hanno trattato in svariati modi l’argomento, per la prima volta nel 2001 Dennis Tito, ingegnere americano, è riuscito ad aggiudicarsi il primo volo sulla navicella “Soyuz TM-32” per la somma di 20 miliardi di dollari, rimanendo in orbita per sette giorni.

Da allora sono state poche le persone a potersi permettere un posto sulla navicella spaziale e ottenere dalla NASA la nomina ufficiale di “Spaceflight Participant”:

– Mark Shuttleworth, uomo d’affari, nel 2002;

– Gregory Olsen, imprenditore e scienziato, mandato nel 2005 dalla Sensors Unlimited per utilizzare nello spazio alcuni dei loro dispositivi elettronici;

– Anousheh Ansari, ingegnere e imprenditrice, prima donna a visitare lo spazio, nel 2006;

– Charles Simonyi, astronauta informatico, che partì nel 2007, per poi ripetere il viaggio nel 2009.  

Pur essendoci un forte interesse da parte degli scienziati e dei governi nel raggiungere il cosmo, dal 2009 in avanti si sono susseguite solo attività di ricerca e missioni molto costose per conoscere maggiormente l’universo. Solo nel 2013 la Virgin Galactic, compagnia fondata dall’imprenditore Richard Branson, finanziò il primo volo di prova che, a una velocità di 2.000 km/h, raggiunse quota di 22.000 metri di altezza ma, nonostante questo successo, l’anno seguente, i lavori si dovettero interrompere a causa dello schianto della navicella White Knight nel deserto del Mojave e della perdita del pilota. Il “segnale di risveglio” arrivò anni dopo, grazie sia a un cospicuo finanziamento di Branson di circa 1 miliardo di dollari, sia al generoso contributo da parte del fondo pubblico dell’Arabia Saudita con cui attualmente la Galactic cerca di essere la prima a far provare l’emozione dello spazio ai suoi clienti.

Quali potrebbero essere i vantaggi e le criticità derivanti dal turismo spaziale?

Le opportunità che si stanno via via identificando, pur essendo un progetto ancora nuovo e ambizioso, possono essere:

– avviare un nuovo ramo commerciale per aprire nuove frontiere turistiche e per diversificare l’offerta;

– creare nuovi posti di lavoro;

– arrivare oltre i confini della Terra, rimanendo sospesi e senza gravità, per vedere e “toccare con mano” le stelle;

– sviluppare nuove forme tecnologiche atte a introdurre nuove invenzioni utili per l’umanità;

– offrire soluzioni a problemi come l’inquinamento atmosferico, il surriscaldamento globale e il cambiamento climatico, per monitorare e tutelare la “salute” del pianeta.

Accanto a questi aspetti positivi il progetto, tuttavia, presenta alcune problematiche rilevanti, quali:

– elevati costi di investimento da parte degli stessi governi nelle attività di ricerca, progettazione e ideazione;

– sviluppo di un turismo solo d’élite, a causa degli elevati prezzi per l’acquisto dei biglietti (il costo medio di un biglietto varia tra i 100.000 e 200.000 dollari);

– inquinamento spaziale e globale dovuto alla presenza in orbita di detriti e spazzatura;

–  elevato consumo energetico in quanto, secondo alcuni calcoli, un singolo volo consumerebbe una quantità di energia pari a una famiglia americana media in due anni;

– precarietà del settore, visti gli alti rischi e i gravi incidenti.

Le aziende focalizzate sullo sviluppo di un turismo spaziale ad oggi, sono le seguenti:

– Virgin Galactic, azienda fondata dall’imprenditore Richard Branson, che ha progettato la SpaceshipOne”, vincitrice dell’Ansari X Prize, e la “SpaceshipTwo” con la quale portò a 17.000 metri sei passeggeri a Mach 3;

– EADS Astrium, azienda europea operante nel settore aerospaziale, che dal 2007 ha annunciato la sua intenzione di sfidare le compagnie americane nella corsa ai voli commerciali;

– Bigelow Aerospace, impresa start  up di tecnologie spaziali con sede a Las Vegas e fondata dal magnate Robert Bigelow che, con l’acquisto del progetto “Transhab” della NASA, sta progettando una stazione spaziale espandibile con spazi abitativi gonfiabili pari a 330 metri cubi. L’azienda, inoltre, ha organizzato il primo concorso denominato “America’s Space Prize” con il quale, attraverso un premio di 50 milioni di dollari, cerca di premiare la prima compagnia in grado produrre un veicolo riutilizzabile nel tempo e che possa trasportare i turisti nello spazio;

– Costellation Service International, società di servizi di voli spaziali orbitali, che vuole essere la prima ad organizzare voli privati circumlunari;

– Excalibur Almaz, compagnia spaziale privata, che ha in programma la costruzione di alcune stazioni orbitali, basate sul progetto militare sovietico delle stazioni “Almaz”, dotate di ampie finestre per vedere l’universo;

– Hilton International, compagnia alberghiera, che ha annunciato l’avvio dello “Space Island Project”, progetto volto al recupero e al successivo collegamento di serbatoi abbandonati in orbita per realizzare una stazione spaziale (ogni serbatoio ha le dimensioni di un Boeing 747);

– Space Island Group, azienda impiegata nella ricerca, nello sviluppo e nel turismo spaziale che, grazie al supporto della British Airways, ha annunciato che nel 2020 manderà in orbita una stazione in grado sia di offrire 20.000 posti, sia di raddoppiarne l’offerta turistica ogni 10 anni. Il costo iniziale, per persona, sarà pari a 60.000 dollari.

I turisti che decidono di intraprendere questo “viaggio spaziale”, devono partecipare a programmi di addestramento al costo di 10.000 dollari, organizzati all’interno del centro russo “Yuri Gagarin Training Center” consistenti in:

– simulazione in piscina, in assenza di peso, per provare la “passeggiata spaziale”,

– centrifuga per sperimentare le forze di accelerazione sino a 10 g,

– simulatore che imita l’intero volo spaziale,

– addestramento al volo e alla strumentazione.

Per chi, invece, decidesse di intraprendere attività più elementari a costi più accessibili (tra i 1000 e i 3000 dollari), vengono organizzati delle visite nei seguenti luoghi:

– Spazioporto di Cape Canaveral,

– Museo della Mir,

– TsNIIMash Museum,

– Museo centrale delle aeronautiche militari di Monino,

– Museo di Yuri Gagarin,

– Centri di addestramento distribuiti in diversi paesi del mondo.

Accanto al “turismo spaziale”, se ne sta sviluppando un altro tipo denominato “turismo lunare”, che prevede la possibilità di compiere un giro completo intorno alla luna. Questa attività è portata avanti con forte interesse da importanti aziende, quali:

– SpaceX, fondata da Elon Musk, che grazie al finanziamento di un anonimo pari a circa 2 miliardi di dollari, sta organizzando un giro completo intorno alla Luna, senza fare “scalo”;

– Blue Origin, fondata da Jeff Bezos, che sta cercando di progettare una navicella spaziale con grandi finestre, in grado di trasportare fino ad un massimo di 6 passeggeri al costo di circa 75.000 dollari per persona;

– SpaceVr, start – up privata, che promette di realizzare viaggi a basso prezzo restando sulla terra ferma, usando la realtà virtuale grazie a all’invio di immagini e filmati dai propri satelliti dotati di casse audio;

– Space Adventures, azienda che promette di organizzare viaggi intorno alla Luna con la possibilità di vedere il lato oscuro del satellite e di fare passeggiate spaziali solo dopo il 2020.

L’Italia, invece, come si sta affacciando a questa nuova attività? 

Il paese, grazie al clima e alla favorevole posizione geografica, possiede tutte le caratteristiche necessarie per essere sede di una delle prossime Agenzie del Turismo Spaziale. A partire dal 2020, infatti, grazie all’accordo firmato nel 2017 tra la Virgin Galactic e Altec di Torino (società partecipata da ASI e Thales Alenia Space), verrà creata una base (spazioporto) da cui si effettueranno i viaggi nello spazio per una somma pari a 200.000/250.000 euro. L’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile), soggetto deputato a definire i criteri per l’identificazione dei siti idonei a svolgere la funzione di spazioporto, aveva valutato come requisiti indispensabili lo spazio aereo, il territorio, la meteorologia, l’ambiente e le infrastrutture circostanti.

Dai risultati della ricerca era emerso che la zona in Italia che più rispondeva in modo adeguato a questi requisiti, era l’area di Grottaglie in Puglia (già sede dell’azienda Leonardo attiva nel settore dell’aerospazio) ritenuta idonea, secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, anche da un punto di vista sostenibile, nonché per i limitati interventi infrastrutturali. La zona non servirà soltanto a portare in orbita persone benestanti, ma diventerà anche una piattaforma per la ricerca spaziale e la messa in “orbita bassa” di nano satelliti, utilizzata dalla ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e da altre realtà pubbliche. 

In conclusione, il turismo spaziale non è più una realtà lontana ma vicina a noi più di quanto si possa pensare, per questo è fondamentale che l’uomo non commetta gli stessi errori del passato e che tratti lo spazio in un altro modo. “E la Terra sentii nell’Universo. Sentii fremendo ch’è del cielo anch’ella, e mi vidi quaggiù piccolo e sperso, errare, tra le stelle in una stella.” (“Il bolide”, “I canti di Castelvecchio” – Giovanni Pascoli).

 

 

 

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