L’enogastronomia nel Monferrato: analisi e commenti del nostro sondaggio

La conoscenza di un territorio passa anche dalla tavola. Il nostro sondaggio sull’enogastronomia del Monferrato ci regala spunti ed interessanti riflessioni che vogliamo condividere con tutti voi.

Lanciato Venerdì 29 Settembre in occasione della Notte dei Ricercatori, presso l’Università del Piemonte Orientale di Alessandria, il sondaggio è rimasto online per due settimane.

Se avete partecipato al questionario, e siete ancora in attesa di sapere di quale animale sia la carne della muletta monferrina, dovrete continuare nella lettura di questo post.

Prima di parlarvi dei risultati, snocciolando qualche dato ed analizzando insieme le diverse risposte ottenute, vogliamo raccontarvi del “dietro le quinte”; Il lavoro di selezione dei differenti quesiti e l’esclusione di determinati prodotti (vedi i krumiri), può in parte aiutarci a spiegarne la logica che si cela dietro questo nostro “gioco”.

Il dietro le quinte del questionario: selezione di temi, prodotti e grado di difficoltà

Abbiamo cercato di fare un mix fra cibi, prodotti e ricette; alcuni di questi fra i più noti ed altri meno, in modo tale da ottenere un lavoro che potesse essere il più possibile equilibrato. Il nostro scopo era quello di provare a verificare come e quanto il territorio sia conosciuto da residenti e non, tentando di capire se lo stesso si stia anche promuovendo nella maniera corretta.

La nomina a Patrimonio Unesco nel Giugno 2014, insieme con le Langhe ed il Roero, ha certamente portato nuova linfa. Sappiamo benissimo, tuttavia, che un trofeo da solo non possa essere sufficiente ad innescare dinamiche virtuose in termini di accoglienza e promozione: il territorio deve rispondere!

Una delle regole fondamentali nella vendita consiste nel conoscenza del prodotto. E’ impossibile promuovere correttamente un prodotto senza conoscerne le peculiarità.
Allo stesso modo un territorio, se vuole promuoversi al meglio, deve conoscersi in tutte le diverse sfaccettature – arte, cultura, natura, storia, tradizioni ma anche nel cibo, che per certi versi può anche essere un filo conduttore.
Per questo motivo, anche le interviste ai residenti nella Provincia di Alessandria hanno una valenza importante ai fini del sondaggio.

Come detto, è stato escluso probabilmente il più noto dei prodotti monferrini, i biscotti krumiri. Del resto sarebbe stato come scegliere la Nutella, un quesito che avrebbe garantito risultati scontati ed in questo modo ci saremmo “bruciati” una domanda.

Non è stato semplice fare una selezione, anche perché ci siamo imposti un limite di 10 domande da somministrare. Questo limite in quanto si è ritenuto fosse un numero congruo per focalizzare la nostra piccola indagine ed allo stesso tempo non eccessivo, evitando di “rubare” troppo tempo all’intervistato, con il rischio che non concludesse il test perché indaffarato.
Abbiamo inserito inoltre tre domande demografiche, per permetterci di segmentare il campione in base al sesso, l’età e la provenienza.

Le interviste le abbiamo effettuate attraverso l’utilizzo dei nostri smartphone, sottoponendo agli intervistati le domande che abbiamo raccolto e pubblicato online con i moduli di Google.

Dopo l’evento abbiamo mantenuto online il sondaggio ancora per due settimane, in modo tale da poter allargare il nostro campione, ed ottenere risposte anche da parte di persone fuori provincia e fuori regione.

Numeri e statistiche del nostro sondaggio

Il raggiungimento di quota 751 intervistati come nostra prima esperienza ci soddisfa, pensando a come è nata l’iniziativa, il poco tempo a disposizione per realizzarla, ma soprattutto il ristretto arco di tempo per promuoverla.
L’evento della Notte dei Ricercatori ci ha sicuramente dato una mano, permettendoci di intervistare oltre 120 persone in una manciata di ore; l’aver pubblicato i quesiti online e rilanciati poi tramite i social media, ci ha permesso di poter ampliare il nostro bacino di utenza. Il resto è stato merito dei nostri contatti personali.

Il nostro campione, come è possibile osservare dai diagrammi relativi ai dati demografici, è in linea di massima ben distribuito in termini di fasce di età; 25% la quota più grande che comprende la fascia 46-59 anni; subito dopo la fascia 26-35 anni con un 21.9%, a seguire quella che va dai 36 ai 45 anni con un 21.6%

Le fasce di età del nostro campione

Partiamo da un risultato confortante: si può dire che, in generale, il nostro campione ha saputo cavarsela egregiamente. Osservando i dati aggregati di ciascun quesito, registriamo come il Monferrato abbia alcuni prodotti ben conosciuti che possiamo considerare dei capisaldi.

Prima ancora di parlare di vino, possiamo spendere più di una parola nei confronti dei tajarin. La domanda che riguarda questo piatto, ha registrato il numero maggiore di risposte corrette fra gli intervistati. Quasi il 90% ha risposto correttamente, scegliendo il giusto condimento ad accompagnare questo tipo di pasta.

Cena monferrina presso il Ristorante Tacabanda – Albergo Etico, Asti

In vino veritas

Come dice il proverbio latino, nel vino c’è la verità. Anche nel nostro caso se segmentiamo il campione, ed analizziamo i risultati, possiamo in parte scovare alcune verità che possono rappresentare complessivamente i risultati dell’indagine.

Il Monferrato, nei pensieri della maggior parte di noi, è principalmente vino e vigneti. Le risposte ottenute in effetti confermano le attese, anche se analizzando tutti i dati c’è spazio per diverse considerazioni.

Il Brachetto di Acqui è probabilmente uno dei vini più noti della zona, a confermarlo è il dato che proviene dalle persone che risiedono fuori Regione. Oltre il 60% di loro lo conosce. Come lo sappiamo?

Sapere con quale cibo si sposi questo vino è un serio indicatore per verificare se l’intervistato conosca o meno il prodotto, proprio per le sue caratteristiche. Il Brachetto è un vino di color rosso rubino e molto dolce, abbinabile solo ed esclusivamente ai dessert, come il Moscato.

Se volessimo guardare il rovescio della medaglia, quasi il 40% delle persone non lo conosce proprio, nonostante sia comunque un vino con denominazione DOCG.

Un dato ancor più interessante lo possiamo verificare analizzando le risposte dei residenti in Piemonte. Quasi il 30% di loro ha risposto in maniera errata. Non tutti saranno dei gran bevitori di vino, probabilmente fra loro ci sarà anche qualche astemio, però è anche vero che questa tipologia si presta ai brindisi durante le feste, e spesso capita che anche chi solitamente si astenga dal bere a tavola possa fare uno strappo alla regola e cedere alla tentazione.

Domanda n. 1 – Residenti in Piemonte

Conclusioni più o meno simili possiamo trarne anche dalla domanda n. 8, nella quale abbiamo chiesto esplicitamente di dirci quale fosse il vino D.O.C. di Ovada. Fra i Piemontesi registriamo che circa un 35% fa confusione con la Barbera ed il Timorasso, un vitigno autoctono coltivato principalmente nelle Valli Curone, Grue, Ossona e Borbera.

Domanda n. 8 – Residenti in Piemonte

 Dulcis in fundo (o quasi)

Ci perdonerete se vi serviremo prima il dolce della muletta monferrina. Nella domanda n. 10, nella quale chiediamo in sostanza quale sia il prodotto più rappresentativo del territorio, oltre a registrare le conferme sul vino che ottiene più del 67% delle preferenze, si può notare come il secondo prodotto siano gli amaretti (percentuale del 12.7%), una vera e propria specialità della Provincia di Alessandria. Specialità riconosciuta anche fuori Regione.
Gli amaretti sono anche l’ingrediente essenziale del nostro dolce tipico, il bonet monferrino.

Volendo aggregare gli amaretti con i biscotti ed il cioccolato, nella macro-categoria dei dolci, vedremmo che la percentuale salirebbe al 20%. A seguire le grappe con il 6.9%, altro prodotto principe conosciuto anche fuori dai confini Sabaudi.

Se consideriamo solo le risposte del campione femminile, il vino sarebbe comunque il primo prodotto, ma in valori assoluti diminuirebbe come preferenze a favore dei dolci (amaretti in primis)

Domanda 10 – campione femminile

Come da promessa, è arrivato il momento di darvi anche il feedback relativo alla muletta monferrina. Fra le tante domande, quella relativa a questo salume, ammettiamo che fosse la più difficile anche perché all’interno celava un trabocchetto. A conferma di questo si riscontra come circa il 60% del campione abbia sbagliato, sia a livello aggregato che fra i residenti in Provincia. Del resto del maiale non si butta via niente, si suole dire.

Domanda n. 6 – residenti in Provincia di Alessandria

Con questo sondaggio non abbiamo di certo ottenuto verità assolute, abbiamo provato però a trarne alcune conclusioni, forti in ogni caso di un campione di intervistati di tutto rispetto.

Questi sono alcuni dei dati che abbiamo ottenuto e che abbiamo voluto sintetizzare in questo post. Abbiamo osservato alcune prevedibili differenze fra residenti e non, ma in entrambe i casi si sono riscontrate anche delle lacune. Questo e molto altro sarà infatti oggetto di una più dettagliata analisi, per  questo vi diamo appuntamento con il report che pubblicheremo sul nostro blog.

Il Monferrato, come abbiamo avuto modo di vedere, non si riassume solo nei suoi vini. Esistono tantissime eccellenze che vale la pena riscoprire e far scoprire a chi visita questi luoghi.

Il cibo è indubbiamente una componente importante, per tradizioni e storia è parte indissolubile del territorio. Una narrazione efficace non deve prescindere da tale elemento, in quanto in grado di raccontare le nostre radici più profonde. Il turista oggi è sempre più curioso, s’informa, cerca su internet e vuole scoprire storie ed aneddoti del luogo che visita. Il cibo è uno dei migliori strumenti per raccontarglieli!


Alto Monferrato, vista dal Castello di Trisobbio
Photo Credit – Paolo Alpa

Se ti interessa qui trovi le risposte corrette del sondaggio e le statistiche

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