Diritto del turismo: un panorama normativo variegato

Parlando di diritto del turismo è opportuno tenere a mente il carattere eterogeneo della normativa. Il turismo infatti, essendo una forza economica di interesse nazionale, rappresenta un ambito strategico in grado di incidere su lavoro, sicurezza, ordine pubblico, tutela e valorizzazione di territorio, beni culturali e ambiente.
Il settore turistico è quindi caratterizzato da un interesse collettivo di fondo che si contrappone al profilo di tutela del privato (il turista e l’imprenditore turistico).
I profili legislativi che caratterizzano il diritto del turismo sono quindi molteplici e i corpi normativi atti a regolamentarlo si individuano a diversi livelli.
Vediamo ora un rapido accenno alle principali norme di riferimento.

 

La Costituzione

In primo luogo, al vertice della gerarchia normativa italiana, troviamo la Costituzione, la quale regola le funzioni amministrative dei pubblici poteri definendo le linee programmatiche, di indirizzo e coordinamento. La Costituzione stabilisce che le competenze amministrative spettino all’ente più vicino ai cittadini (il comune) secondo il principio di sussidiarietà (art. 118 Cost.).
Dal punto di vista della competenza legislativa, se in passato al Costituzione indicava il turismo e l’industria alberghiera come materia legislativa concorrente Stato-regioni, dopo la riforma costituzionale del Titolo V (2001) il turismo diventa materia di competenza legislativa esclusiva residuale regionale (art. 117 Cost). La tendenza attuale è quindi quella di un decentramento di competenze.
La Costituzione tutela anche l’attività di iniziativa economica privata (art. 41 Cost.), principio di particolare importanza essendo il turismo una risorsa economica fondamentale.
Il turismo è inoltre strettamente legato alla tutela paesaggistica, dei beni culturali e ambientali, materia a cui viene dedicato un intero articolo (art. 9 Cost.). Infine la Costituzione tutela la libertà di circolazione e soggiorno dei cittadini sul territorio nazionale (art. 16 Cost.).

 

Il diritto comunitario

Anche il diritto comunitario ha un forte impatto sul diritto del turismo. I principi comunitari sono molteplici:

  • collaborazioni sovranazionali (ad esempio la creazione di Parchi in aree di confine)
  • la libera circolazione delle persone
  • il potenziamento della reciproca conoscenza dei popoli europei (si pensi al progetto “Erasmus”)

Il Trattato di Lisbona, o Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (2007), riprende alcune norme che dovevano essere contenute nella Costituzione Europea (concretamente mai realizzata). Il trattato introduce la materia del turismo stabilendo che l’Unione Europea completi “l’azione degli Stati membri nel settore del turismo, in particolare promuovendo la competitività delle imprese dell’Unione in tale settore” attraverso l’incoraggiamento alla “creazione di un ambiente propizio allo sviluppo delle imprese” e favorendo “la cooperazione fra Stati membri, in particolare attraverso lo scambio delle buone pratiche” (ex art. 195 TFUE).
È degna di nota anche la Direttiva 2006/123/CE, finalizzata alla semplificazione amministrativa delle strutture turistiche. La Direttiva venne recepita nel 2010 con il decreto legislativo attuativo n. 59, con il quale è prevista la soppressione delle procedure autorizzative ostacolanti la libertà di stabilimento.

 

Codice del turismo

Una delle norme nazionali di riferimento è il Codice del Turismo (o decreto legislativo n. 79 del 2011), la cui ratio iniziale era il raggiungimento di una serie di obiettivi tra i quali:

  • il riassetto normativo, finalizzato alla semplificazione amministrativa
  • la ripartizione degli interventi pubblici per settori omogenei del turismo
  • il coordinamento delle disposizioni turistiche
  • rendere la normativa nazionale più coerente con quella europea
  • modernizzare l’erogazione dell’offerta turistica, adeguando la normativa alle migliori tecnologie informatiche disponibili
  • adeguare la normativa alla sicurezza e alla tutela ambientale
  • rendere le norme più chiare e riconoscibili
  • promuovere i circuiti nazionali di eccellenza

Il Codice del Turismo però non ha avuto vita facile: nel 2012 infatti la Corte Costituzionale ha sancito l’incostituzionalità di quasi tutte le norme amministrative del testo. Rimangono invece in vigore le norme privatistiche disciplinanti i contratti del settore turistico.

 

Normativa regionale

La normativa regionale è l’espressione del principio sopracitato secondo il quale la Costituzione stabilisce il decentramento delle competenze legislative in tema di diritto del turismo. Ogni regione legifera in maniera autonoma, nel rispetto delle leggi di livello superiore, in un’ottica di coordinamento e di regolamentazione del turismo regionale.

 

Codice Civile

In tema di responsabilità civile e tutela del privato il riferimento normativo è il Codice Civile, espressamente richiamato dal Codice del Turismo.
Gli istituti di riferimento sono molteplici; tra i diversi, i diritti derivanti dal contratto di trasporto (art. 2951 c.c.), la responsabilità per le cose portate in albergo, le cose consegnate e gli obblighi dell’albergatore (artt. 1783 e 1784 c.c.), il danno da vacanza rovinata (art. 47 codice del turismo) basato sull’istituto dell’inadempimento (art. 1455 c.c.).

 


FONTI:

Costituzione della Repubblica Italiana
Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea
Decreto Legislativo 23 maggio 2011, n. 79
Codice Civile

 

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