Dark tourism – Il lato oscuro del viaggio

Nella storia dell’umanità non si è mai viaggiato tanto come negli ultimi anni, per piacere o per dovere. Sono nati perciò nuovi tipi di turismo. Una tipologia di turismo di cui si parla molto è il turismo macabro, anche se non è una forma così recente come si pensa. Il turismo macabro, chiamato anche dark tourism, è quel ramo di turismo che offre ai viaggiatori luoghi legati alla morte e alla sofferenza dell’uomo.

Ma cosa rende una destinazione dark?

Sono tre i luoghi che possono diventare una destinazione adatta al turismo dark, quali:

  • Luoghi in cui sono avvenuti eventi tragici, che hanno segnato epoche passate, facendo nascere in modo spontaneo l’attrazione. Alcuni esempi possono essere i campi di concentramento dell’epoca nazista;
  • Luoghi creati ad hoc per attrarre turisti, come la sezione horror di alcuni musei, ad esempio il Madame Tussauds. In questo caso si crea una sorta di intrattenimento per i turisti;
  • Luoghi testimoni della morte di personaggi famosi, come il tunnel dove è avvenuto l’incidente che ha portato alla morte della principessa Diana.

Da leggende a fatti reali, da luoghi per la memoria a località testimoni di morte, il dark tourism è una forma di turismo adattabile e modellabile a molti tipi di turista: dal ragazzo all’adulto, dal gruppo di amici alla scolaresca in gita, proprio perché non è sempre connesso a luoghi senza storia e cultura.

Le origini del dark tourism

Come detto precedentemente, si pensa sia una forma di turismo nata recentemente, in realtà non è così. L’idea di attrazione dark fu introdotta per la prima volta da Rojek nel 1993. Secondo l’autore però c’è una differenza tra attrazione dark e luoghi nostalgici. Questi ultimi sono siti come cimiteri metropolitani o nazionali, le attrazioni dark invece sono i luoghi in cui sono avvenuti fatti di cronaca nera, che attraggono i curiosi. Il termine dark tourism fu invece introdotto nel 1996 da Foley e Lennon, due professori della Glasgow Caledonian University. Essi pensavano al termine relazionato alle attrazioni turistiche macabre, come luoghi associati a guerre e atrocità, in cui dominano il senso di morte e di dolore.

Per quanto riguarda la nascita di questo fenomeno esistono posizioni differenti da parte degli studiosi. Secondo alcuni si tratta di un’attività di svago che è aumentata drasticamente negli ultimi anni a causa dei media che hanno alimentato questo genere di viaggio e hanno trasformato i luoghi delle tragedie in attrazioni. Un’altra interpretazione è stata data da Seaton nel 1996, il quale sostiene che il turismo macabro sia nato nel Medioevo per poi intensificarsi nell’età romanica, citando luoghi come tombe, prigioni, piazze in cui avvenivano esecuzioni pubbliche. Stando a quanto riporta l’Institute for Dark Tourism Reasearch dell’Università inglese di Lancashire, le radici di questo fenomeno affondano fino ai tempi di Thomas Cook, il padre del turismo moderno. Egli, infatti, tra i soggiorni proposti ai clienti nella prima metà del 1800, poteva vantare alcuni tour della Cornovaglia, finalizzati ad assistere come pubblico ad impiccagioni ed esecuzioni pubbliche, molto comuni in Inghilterra tra il 1700 e il 1800.

Etica e morale

Il dark tourism è però spesso al centro dell’attenzione mediatica per quanto riguarda le dimensioni etiche e morali relative allo sfruttamento di un luogo. Alcuni studiosi hanno cercato di capire cosa ci potrebbe essere dietro alla moralità dei visitatori dei luoghi dark. Nel 2007 Avis, all’interno del Turkish Daily News, offrì una valutazione piuttosto rigida rispetto a quei turisti che consumano esperienze dark: “questi turisti provano entusiasmo di fronte omicidi ed eventi che testimoniano un’estrema sofferenza umana. Il motivo potrebbe essere la violenta influenza della cultura mediatica in cui vive l’umanità. Sollecitiamo i governi a fare di tutto per abolire questo tipo di turismo malato, perché se la situazione continua a degenerare ci si troverà in una situazione paradossale, in cui le guerre e la miseria verrebbero creare per i potenziali benefici di questo turismo dell’orrore. Una situazione del genere rappresenterebbe la fine morale dell’umanità”.

Un’altra spiegazione può essere trovata nel pensiero dello studioso Durkheim, il quale ha introdotto la teoria sull’effervescenza collettiva, che nasce quando la produzione culturale di una società aumenta di intensità e problematicità creando nell’uomo una profonda instabilità. Nasce perciò nell’uomo l’interesse per qualcosa di diverso, lontano dal normale. Secondo lo studioso, infatti, quando le emozioni sono così intense, anche se dolorose, non sono deprimenti, ma al contrario indicano uno stato di effervescenza e di esaltazione. Poco importa se questa esaltazione è stata provocata da un evento tragico. Questi eventi, essendo qualcosa di diverso, di nuovo, hanno la capacità di animare la collettività dandole un tocco vitale che non è presente tutti i giorni.

Destinazioni del dark tourism in Italia

Ecco alcuni esempi di destinazioni dark nel nostro paese:

  • Costa Concordia: nave da crociera naufragata nel 2012 che ha portato alla morte di 32 persone. 2012, anno in cui la celebre Isola del Giglio è stata associata all’incidente e non più alla sua bellezza paesaggistica. L’incidente ha portato infatti diverse persone a scattarsi foto e selfie davanti al relitto;
  • Cogne: paese divenuto famoso per il delitto del piccolo Samuele, che ha attirato turisti che scattano foto alla villetta e discutono sul caso.
  • Avetrana: divenuta tristemente celebre per l’inquietante vicenda dell’omicidio di Sarah Scazzi che ha portato l’insorgere del turismo macabro anche in Puglia. Sempre più persone arrivano ad Avetrana per visitare i luoghi della tragedia e cercano di scattare foto ricordo alla villa della famiglia Misseri.
  • Tomba di Mike Bongiorno: Anni fa la tomba di Mike Bongiorno veniva profanata. Dopo due giorni di sigilli, alla riapertura del cimitero di Arona, è iniziato il viavai di molti curiosi che hanno tempestato di scatti la tomba profanata di Mike Bongiorno, la lapide accostata al muretto con la foto del più celebre presentatore della storia della televisione italiana.
  • Ponte Morandi di Genova: tra gli eventi più recenti, il crollo del ponte di Genova è sicuramente quello che ha destato più scalpore e che ha terrorizzato l’Italia intera. Il 14 agosto di quest’anno infatti i tiranti del ponte hanno ceduto e una parte di esso è precipitata nel vuoto portando con sé diverse vetture che vi transitavano. 43 le vittime e ora, a pochi giorni dalla tragedia, sono diverse le persone che, attirate dal macabro, passano nei pressi del ponte per scattarsi un selfie.

Turismo macabro come documentario: “Dark Tourist”

Dal 20 luglio 2018 è possibile vedere una serie-documentario sul turismo macabro di 8 episodi sulla piattaforma Netflix. Dark Tourist, questo il suo nome, è un documentario prodotto e interpretato da David Farrier, un giornalista e filmaker neozelandese, che accompagna lo spettatore in giro per il mondo per fargli conoscere queste insolite mete turistiche. David Farrier fa da Cicerone tra città abbandonate e luoghi colpiti dalle radiazioni, incontrando diversi personaggi fuori dal comune come sedicenti vampiri, fan di serial killer, nostalgici nazisti e molto altro ancora. Vive in prima persona riti voodoo e non si tira indietro anche davanti alla pericolosa realtà di zone in cui la situazione politica è molto complessa. Il documentario cerca di raccontare le esperienze di turismo dark tra le più assurde che si possano compiere, ma cerca soprattutto di approfondire il perchè alcune persone scelgano questa tipologia di mete.

 

In conclusione si può dire che trovarsi, intenzionalmente o per caso, in un luogo dove vita e morte si trovano a convivere spinge a chiedersi: “perchè?” È difficile non chiedersi perché questa forma di curiosità rispetto al modo del macabro stia diventando una tendenza e come mai questo fenomeno si stia ampliando. Probabilmente la causa è da attribuire alla grande attenzione che i mezzi di comunicazione riservano ai casi di cronaca più efferati, perché purtroppo dove c’è disgrazia c’è share.

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