Bitcoin e cryptovalute nel turismo: nuova frontiera o boom temporaneo?

Da un po’ di tempo, navigando sulla rete, mi ha colpito e stupito la frequenza con cui si parla ed insiste nel sostenere che il futuro dei risparmiatori e degli investitori sarà nelle cryptovalute, o monete virtuali, o Bitcoin. E’ comprensibile che si tratti di una nuova frontiera delle transazioni finanziarie, considerando che la scorsa primavera ha superato il valore dell’oro, sebbene non esista fisicamente, ma in realtà cos’è una cryptovaluta?

Nata da un’idea di un signor “nessuno” che dal 2009 ne ha diffuso la conoscenza, è una valuta virtuale e digitale che si può scambiare via internet direttamente fra due persone. Il Bitcoin sfrutta una tecnologia Blockchain che permette la creazione e la gestione di un grande database per il controllo delle transazioni tra più nodi di una rete.

Si tratta di un database strutturato a blocchi (Block) o nodi di rete che sono tra loro collegati (Chain), in modo che ogni transazione eseguita sulla rete debba essere validata dalla rete stessa.

Ciascun nodo vede ed approva le transazioni, creando una rete che permette la tracciabilità; ciascun blocco costituisce un archivio per tutte le transazioni e per lo storico di ciascuna transazione che, essendo stata approvata dalla rete, è immodificabile ed immutabile.

Il trasferimento è ancora lento, bastano poco più di 10 minuti affinchè questi soldi virtuali si muovano da un punto ad un altro del mondo, ma costituisce di fatto un sistema bancario parallelo.

Mi sono chiesto come questa moneta elettronica possa diventare, in un prossimo futuro, da fenomeno in ascesa, ma osteggiato dai sistemi finanziari ordinari, a normalità nelle operazioni commerciali più semplici nel mondo del turismo.

Se inizialmente questa sembrava essere una trovata per gli scambi su internet, modello gettoni da casinò, oggi il Bitcoin sembra essere la risposta a tutte le difficoltà che i viaggiatori incontrano nel gestire i propri acquisti dall’estero e nel cambio della propria valuta nel paese ospitante.

Credo che il sistema Blockchain offra potenziali risorse e soluzioni per il mondo del turismo, potendo così rivoluzionare il settore delle prenotazioni alberghiere, con le dinamiche legate alle cancellazioni ed ai pagamenti, creando nuove competitività nell’offerta e superando il condizionamento e le commissioni degli intermediari.

Si assisterebbe così, in un ipotetico prossimo futuro, all’affermazione di questo strumento nelle piattaforme turistiche, che potrebbero anche eliminare la necessità di un fiduciario (banche o istituzioni finanziarie) per le transazioni, e di un intermediario (OTA online travel agencies, ad esempio) per l’inventario delle disponibilità.

In base alle mie ricerche, mi sembra che si tratti di un meccanismo ancora poco diffuso nel settore turistico in generale, ma la trasparenza, che caratterizza e rappresenta un punto di forza della Blockchain, sarà determinante ed incontestabile, anche per certificare l’identità del cliente associata alla sua effettiva presenza in una struttura ricettiva o di ristorazione, offrendo così la possibilità di garantire sempre l’autenticità delle recensioni corrispondenti.

I detrattori, più in generale, lo definiscono un sistema decisamente “anarchico”, utilizzato per il riciclaggio di denaro soprattutto e commercio illecito, sarà destinato ad avere una vita breve ed il cryptoboom non si verificherà mai; ma se non andasse così? In futuro potremmo essere costretti a vedere il Bitcoin come uno spartiacque strategico per l’economia, definendo un ante ed un post cryptovaluta, premiando così chi ci ha creduto per primo.

Il vero problema però cui si è assistito negli ultimi anni, sono però le fluttuazioni frequenti ed ampie del valore di questo titolo, avente una quotazione instabile nel tempo, come sulle montagne russe, il mio wallet, può esser sopravvalutato o trasformarsi in spiccioli dall’oggi al domani.

I rischi sono noti a chiunque decida di capirne e di entrare in questo mondo, bisogna sottolinearlo ed averlo ben chiaro, trattandosi di flussi di denaro dal web, legati all’eventuale perdita dei codici di accesso o al possibile fallimento di piattaforme di scambio.

I sostenitori di questa nuova moneta invece affermano convinti che il denaro, seppur criptato da formule matematiche, sia perfettamente tracciabile, potendo sempre risalire a chi lo invia e a chi è stato mandato.

In realtà costituisce già un modo chiaro e facilmente assimilabile e fruibile per far funzionare un sistema monetario, ma provoca ancora dubbi e speranze in chi li nomina o vorrebbe gestirli. I dati necessari ad utilizzare i propri Bitcoin possono essere salvati su uno o più dispositivi sotto forma di “portafoglio digitale”, o mantenuti presso terzi che svolgono funzioni simili ad una banca, all’occorrenza possono essere trasferiti attraverso internet verso chiunque disponga di un “indirizzo bitcoin“, sotto forma di quick response code.

Ogni utente può crearsi un account e quindi costruirsi il suo “wallet”, un conto corrente, una home banking garantita, con sistemi di sicurezza informatica che prevedono l’utilizzo di codici segreti lunghi fino a 100 caratteri alfanumerici, costruiti per proteggere queste casseforti personali, tecnicamente inviolabili.

Sono ad esempio disponibili carte di debito, gestibili anche dai telefonini, che possono consentire l’uso del Bitcoin, (cryptopay.me) o addirittura carte prepagate (advcash.com , xapo.com).

In Italia la situazione non è ancora regolamentata nè chiara, il mondo della politica sembra non curarsi nè preoccuparsi più di tanto del tema, dal momento che il servizio viene erogato ufficialmente da aziende specializzate che predispongono e gestiscono dei bancomat, dove riconvertire il denaro virtuale in cartaceo o viceversa, o trasferirlo; mi risulta ad oggi siano ad esempio 8 quelli presenti e funzionanti, in città come Milano, Torino e Firenze.

Il Bitcoin come in tutti i principali Paesi, sembra molto apprezzato dagli italiani, sia esercenti che turisti, e sarebbero molti ormai gli operatori turistici che nel nostro paese accettano transazioni con questo tipo di monete virtuali, tant’è che esiste una mappa, a livello nazionale, in grado di individuarli (coinMap.org).

La visione del turismo e le sue regole potrebbero repentinamente cambiare qualora si affermassero le cryptovalute, offrendo così un’opportunità di crescita ed una possibile semplificazione, assecondando una tendenza che potrebbe diventare consuetudine per pagare ristoranti, tourist card, voli aerei e servizi in generale.

Ad oggi il primo esperimento a livello internazionale è stato quello di Virgin Galactic, la società del magnate inglese Richard Branson, che ha cominciato a vendere i suoi tour nello spazio accettando il Bitcoin, la più diffusamente accettata, mostrando apertura e fiducia nelle cryptovalute, che sono più di 500 diverse, ma che funzionano esattamente con lo stesso schema e gli stessi principi.

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